giovedì 26 gennaio 2012

Italia penultima nella redistribuzione delle opportunità: il figlio dell'operaio fa sempre l'operaio

L'economista Fabio Pammolli, direttore dell'Alta Scuola IMT di Lucca, ci spiega cosa ci sia davvero in gioco quando si parla di concorrenza in Italia. Lo fa, non a caso, alla vigilia del passaggio parlamentare del dl liberalizzazioni e nel pieno di un dibattito imbrigliato tra i commenti tecnici al provvedimento e le proteste, più o meno scomposte, delle tante corporazioni ostili all'apertura del mercato voluta da Monti. Occorre – dice – sbloccare con una terapia d'urto un Paese immobile e una classe dirigente chiusa e autoreferenziale.

venerdì 13 gennaio 2012

Empowerment del personale

Come applicare una corretta ed evoluta gestione delle Risorse Umane per affrontare efficacemente le sfide del mercato.
Valorizzare il capitale umano delle aziende è determinante per la crescita: una corretta gestione delle Risorse Umane rappresenta infatti un valore aggiunti per affrontare efficacemente le sfide di mercato. Per troppo tempo il talent management è rimasto trascurato e le conseguenze non hanno tardato a farsi sentire in termini di impoverimento generale di competenze, e di riflesso, della competitività aziendale.

giovedì 12 gennaio 2012

Teorie Manageriali - Manager thinker

Più che agire la classe manageriale tende a reagire. Serve una visione d’insieme che tenga conto del passato e guardi al futuro



I guru del management stanno esaurendo le loro idee? L’impressione che vi siano meno nuove buzzword manageriali, meno slogan e ricette universali a ogni problema non è forse corretta? La cruda realtà dei fatti ha frenato i saggi delle teorie manageriali?

Forse perché le loro ricette magiche funzionavano solo nelle fasi di crescita e boom dei due ultimi decenni, prima che si manifestasse la recente crisi. Di fatto negli ultimi trent’anni c’è stata una proliferazione inarrestabile della letteratura manageriale. Dal punto di vista odierno il libro In Search of Excellence, pubblicato nel 1982, può essere considerato il precursore dell’ondata che seguì. Un denominatore comune di quello che venne proposto era il fatto che i rispettivi autori e guru lanciarono sempre nuove mode, slogan o soluzioni definite come “la” unica e onnicomprensiva ricetta per risolvere tutti i problemi.
Reengineering, total quality management, outsourcing, benchmarking, competenze core, balanced scorecard, customer relationship management o simili concetti venivano regolarmente presentati con forti eco e come traguardi finali della scienza manageriale, supportati da esempi di applicazioni di successo, per dimostrarne la validità empirica. La velocità con la quale si sono susseguite le mode manageriali oggi è calata notevolmente. La quantità di bestseller a tal proposito è significativamente diminuita, le tirature si sono ridotte e anche il numero di riviste manageriali, diffusesi come funghi in quegli anni, è molto più circoscritto.
Sono state solo acrobazie verbali o le metodologie manageriali del passato hanno avuto conseguenze a livello pratico? Questa è la domanda di maggior rilievo: in numerose aziende americane le indicazioni derivanti dalle nuove teorie manageriali vennero seguite alla lettera. Il processo di adeguamento alle ultime teorie iniziava tipicamente tra i tre e i sei mesi dopo la loro pubblicazione sulle riviste di riferimento. Anche aziende italiane seguivano le diverse mode che si sono susseguite.
I manager italiani hanno tuttavia adottato maggiore sobrietà nel seguire queste mode, dimostrando maggiore resistenza rispetto agli americani. Per molti questo comportamento esprimeva nelle fasi del boom l’arretratezza dei manager italiani. In realtà si trattava di buon senso, che tuttavia secondo Oscar Wilde non è troppo diffuso.
Peter Drucker era convinto che la maggior parte delle nuove teorie manageriali fosse inutile e fuorviante, soprattutto per la loro tipica applicazione esagerata e unilaterale. Fu pertanto inevitabile che i successi nella loro applicazione sbiadissero già dopo pochi anni. Il buon management non ha nulla a che spartire con questi fenomeni di breve durata che altro non sono che mode passeggere.
Una tale banale conclusione può essere solo tratta, se si adotta una prospettiva storica di lungo periodo, abbandonando come metro di giudizio i risultati quadrimestrali. Solo un’approfondita comprensione mette al riparo da spettacolari abbagli di successi generati nel breve periodo. Ciò che conta non è il momentaneo Come, ma il Perché di lungo periodo.
Peter Drucker ha sostenuto questa conclusione come nessun altro. Lui interpreta la gestione dell’azienda alla luce della storia, che si deve conoscere a tal fine in maniera molto dettagliata, presupposto che la maggior parte degli autori manageriali nega completamente. Solo chi comprende il passato e interpreta in maniera corretta il presente ne evince una migliore comprensione del futuro. Søren Kierkegaard, filosofo danese, ha riassunto come segue questo pensiero: «La vita può essere compresa solo con lo sguardo indietro, ma può essere vissuta solo con lo sguardo in avanti».

venerdì 8 luglio 2011

Generazione NEET

Li chiamano, con un acronimo inglese, Neet. Sono i giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono iscritti a scuola né all'università, che non lavorano e che nemmeno seguono corsi di formazione o aggiornamento professionale. "Not in Education, Employment or Training". Nel nostro Paese sono oltre due milioni, il 21,2 per cento della popolazione nazionale di riferimento: un esercito immobile di nuovi analfabeti lavorativi. Che ha perso il treno dell'istruzione, che scivola verso i confini del mercato occupazionale, che rischia di non contribuire mai al sistema previdenziale. E pesa come un macigno sulla ripresa economica italiana. È forza lavoro che sarebbe molto utile alle imprese in un momento come questo di uscita dalla crisi, ma che resta inattiva, espulsa dai percorsi formativi e che contemporaneamente non riesce a entrare nel mondo del lavoro. Ed è a un passo dal
diventare disoccupazione strutturale».

giovedì 7 luglio 2011

Può essere utile la leadership autoritaria?

Spesso si pensa che lo stile di leadership autoritario sia uno stile inadeguato e superato e che, a lungo andare, possa creare un gruppo sottomesso, impreparato, individualista. Tuttavia in alcune situazioni, ad esempio in periodi di crisi aziendale, questo tipo di conduzione si può rivelare utile.

lunedì 4 luglio 2011

L'arte del saper porre domande

Spesso nella conversazione molti commettono l'errore di focalizzarsi su sé stessi, facendo pieno affidamento sulla propria bravura nel sapersi esprimere, sulla propria ricchezza concettuale, sulla creatività e sulla cultura di cui si dispone.

lunedì 27 giugno 2011

Vincere in una trattativa concentrandosi sugli interessi

Normalmente la principale caratteristica delle trattative è che si parte "alti" con le richieste per poi essere disposti a "scendere" verso quello che è il proprio, e realistico, obiettivo. Con questo metodo si ha lo scopo di portare a casa quanto più possibile, di guadagnare un margine rispetto all'obiettivo minimo.